"Non abbiamo ancora neppure in grandi linee l'abbozzo di un esecutivo, non si sa ancora chi governerà il nostro paese, ma una cosa è certa: il sistema borghese repressivo a difesa dei vari comitati d'affari della borghesia di marxiana memoria, che domina il nostro paese, continua a persistere indisturbato. Le varie mafie politiche e affaristiche continuano imperterrite il loro lavoro sporco, corrompendo giudici e politici e usando i sistemi repressivi dello stato per far fuori quei giornalisti e quei giudici che ancora, nonostante tutto, hanno ancora una coscienza democratica, un'etica di giustizia e un forte legame con le istanze democratiche, che sopravvivono ormai solo sulla carta. La vicenda che ha colpito Tiziana Simula, giornalista del quotidiano "Nuova Sardegna", di cui riportiamo la sua triste vicenda, tratta dalle pagine del quotidiano Il manifesto, è emblematica della gravità della situazione che si vive nel nostro paese.
Circolo Culturale Proletario di Genova"
Zitti tutti. Per difendere l’informazione libera
Costantino Cossu, 30.03.2018, “Il Manifesto”
Il caso. Cronista della Nuova Sardegna scrive dei «veleni» nel palazzo di giustizia di Tempio Pausania: perquisita e indagata. L’Ordine e la Fnsi si mobilitano e inviano una lettera a Orlando e Mattarella
L’iniziativa contro l’attacco alla libertà di stampa
I fatti parlano da soli. E sono molto gravi, sia in relazione al singolo episodio sia rispetto a un quadro più generale – dentro il quale stanno precedenti episodi analoghi – che segnala un rischio molto serio per la libertà di informazione. Martedì scorso i carabinieri, su mandato della procura di Tempio, hanno sottoposto a perquisizione personale la giornalista della Nuova Sardegna Tiziana Simula e messo sottosopra la sua postazione di lavoro. Hanno perquisito anche l’auto e l’abitazione della cronista.
IL MOTIVO PER CUI l’attività della redattrice del quotidiano sardo è finita nel mirino degli inquirenti è legato a due articoli pubblicati sabato e domenica scorsi e relativi ai «veleni» che circolano nel palazzo di giustizia di Tempio, sconquassato da una bufera investigativa. Dall’arresto del giudice Vincenzo Cristiano per corruzione in atti giudiziari a una maxi inchiesta su alcune aste pilotate, con sei magistrati indagati; sino all’esposto trasmesso qualche giorno fa dalla Procura di Tempio a quella di Perugia, un dossier di 28 pagine in cui l’ex presidente del palazzo di giustizia Francesco Mazzaroppi accusa l’ex procuratore Domenico Fiordalisi di aver «nascosto» un fascicolo relativo a un’inchiesta per bancarotta fraudolenta. Ed è proprio quel documento, di cui La Nuova Sardegna ha dato conto, ad aver provocato l’indagine nei confronti di Tiziana Simula, indagata non per violazione del segreto istruttorio ma, in base all’articolo 362 del codice penale, per omessa denuncia da parte di un incaricato di pubblico servizio. Un’accusa palesemente senza fondamento: Tiziana Simula è una giornalista e non un’incaricata di pubblico servizio.
L’EPISODIO
STA SUSCITANDO reazioni molto forti contro la condotta del magistrato
Andrea Garau, il pm di Tempio che ha disposto la perquisizione e le indagini
nei confronti della cronista. «Sconcerto e forte condanna» sono stati espressi
dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti in una lettera inviata a
Sergio Mattarella, al ministro della giustizia Andrea Orlando e al procuratore
generale presso la corte d’appello di Cagliari Maria Gabriella Pintus. Alla
lettera ha aderito anche la Federazione nazionale della stampa. L’altro ieri i
consiglieri dell’Ordine e la segreteria della Fnsi hanno organizzato, nella
sede romana dell’associazione professionale dei giornalisti, un flash mob,
tappandosi le bocca e le orecchie e oscurandosi gli occhi, per mostrare – hanno
spiegato in una conferenza stampa il presidente dell’Ordine Carlo Verna e il
segretario della Fnsi Raffaele Lorusso – «indignazione per il grave attacco
alla libertà di stampa».
Nella lettera si chiede anche «un immediato intervento anche ispettivo per
accertare comportamenti fortemente lesivi dei primari diritti costituzionali e
della libertà di stampa, principi costantemente ribaditi anche dalla Corte
europea dei diritti dell’uomo».
«LA NOSTRA È una reazione ferma e decisa – ha detto Lorusso – Il messaggio deve essere chiaro: nessuno qui fa una difesa corporativa, il caso ha una rilevanza generale. La perquisizione di Olbia, ordinata da un magistrato contro una giornalista che ha fatto solo il suo lavoro, è la punta di un iceberg, un elemento che si inserisce nell’escalation che punta a ridurre gli spazi della libertà di stampa». Lorusso ha quindi citato gli ultimi casi di perquisizioni di giornalisti alla Stampa a Torino, al Sole 24 ore a Milano, a Napoli e Salerno.
«C’è la volontà – ha aggiunto Lorusso – di dire alla stampa di non impicciarsi troppo. Quello che è avvenuto a Olbia è gravissimo, non solo perché i carabinieri hanno profanato il tempio laico che è la redazione, ma anche perché la collega ha subito una perquisizione per aver dato la notizia di un esposto su presunte irregolarità commesse da magistrati. In un paese civile non ci possono essere santuari intoccabili. Comincio a chiedermi dove stiamo andando e dove siano le differenze tra il nostro paese e la Turchia».
«SIAMO INDIGNATI per quanto accaduto in Sardegna e prima anche altrove – ha aggiunto Verna – Ora basta, non è possibile che l’Italia, che è già indietro nelle classifiche per la libertà di stampa, scenda ancora e che si continui con queste minacce a diritti tutelati dalla Costituzione e dalle norme europee». Lorusso ha anche annunciato la richiesta di un incontro ai nuovi presidenti delle Camere per riprendere i dossier lasciati aperti nella scorsa legislatura, che sono: le norme sulla cancellazione del carcere per i cronisti, sul contrasto alle querele bavaglio e sull’eliminazione del lavoro precario nelle redazioni.
«Un atto di inaccettabile intrusività e una grave violazione delle disposizioni a tutela delle fonti e della libertà di espressione che va garantita ai giornalisti». Così il coordinamento delle Camere penali della Sardegna commenta la notizia della perquisizione, martedì scorso, nella redazione di Olbia della Nuova Sardegna e dell’inchiesta aperta a carico della cronista di giudiziaria del quotidiano sardo Tiziana Simula per «omessa denuncia da parte di un incaricato di pubblico servizio».
Il coordinamento degli avvocati parla di «un fatto senza precedenti, nonostante la pubblicazione di notizie riguardanti l’esistenza di indagini in corso sia pressoché quotidiana. Si è però sempre trattato di indagini concernenti «cittadini comuni» e non magistrati – osservano i penalisti riferendosi alle notizie pubblicate dalla cronista – Forse in questo sta la differenza rispetto agli altri casi e la conseguente decisione di cercare la fonte della notizia con metodi intimidatori».
Ma cosa ha scritto Tiziana Simula? In un pezzo pubblicato sabato scorso la giornalista ha tracciato il dietro le quinte di un’inchiesta su alcune aste pilotate di ville in Costa Smeralda condotta dai magistrati della procura di Tempio. «Emerge – scrive Simula nel suo pezzo – un clamoroso retroscena. Fra le migliaia di pagine del fascicolo giudiziario sulla presunta turbativa d’asta per la vendita della villa dell’imprenditore Sebastiano Ragnedda spuntano sei mail che getterebbero una luce ambigua sull’intero procedimento e sui rapporti fra l’ex procuratore della Repubblica di Tempio Domenico Fiordalisi e alcune persone coinvolte nella vicenda, a cominciare dalla vedova di Ragnedda, Patricia Alejandra Gomez, diventata, dopo la morte del marito, legale rappresentante della Cavallino Bianco srl, società proprietaria dell’area su cui sorge la villa. Dalla sua denuncia (datata 13 aprile 2016) sulle presunte anomalie nella procedura di vendita all’asta, è partita l’inchiesta giudiziaria da parte della procura di Tempio».
Prima della rivelazione della Nuova Sardegna, nell’inchiesta giudiziaria risultavano coinvolti sei magistrati della procura di Tempio. Il primo elemento clamoroso contenuto nel pezzo del quotidiano sardo è che a scovare le sei mail nel voluminoso fascicolo sul procedimento della turbativa d’asta è stato proprio uno dei magistrati indagati, l’ex presidente del tribunale di Tempio ed ex presidente della corte d’Appello di Sassari Francesco Mazzaroppi, ritenuto nell’inchiesta in corso alla procura di Tempio il regista dell’asta pilotata. «Mazzaroppi – scrive Tiziana Simula nel suo pezzo – ha presentato un dettagliato esposto alla procura di Tempio e alla procura generale presso la Corte di Cassazione. Nell’esposto, Mazzaroppi produce le mail dalle quali emergerebbe un rapporto molto confidenziale tra la Gomez, il suo avvocato Marina Pirina, la sua commercialista Stefania Ciudino da una parte, e il maresciallo della sezione di polizia giudiziaria della guardia di finanza presso la procura di Tempio, Marcello Gaviano, braccio destro dell’ex procuratore Domenico Fiordalisi».
Ma c’è dell’altro. «Dalla lettura dell’esposto e delle carte allegate – si legge nel pezzo della Nuova Sardegna – emergerebbe il sospetto di una responsabilità del pm romano Stefano Rocco Fava (nell’esposto indicato come amico di Fiordalisi), tanto che il procuratore Garau ha trasmesso gli atti alla Procura di Perugia competente a indagare su eventuali reati commessi dal magistrato romano.
A Fava dall’esposto viene
contestata – come a Fiordalisi – una «condotta omissiva tesa a favorire
l’occultamento, da parte della Gomez, dei documenti e dei valori riconducibili
al fallimento della Cavallino Bianco». Né il primo né il secondo magistrato,
così emerge dall’esposto, si sarebbero attivati per tempo per consentire di
recuperare i documenti contabili della società fallita. Il clamoroso esposto è
stato inoltrato alla procura generale presso la Corte di Cassazione competente
a promuovere un’apposita azione disciplinare contro i magistrati coinvolti:
Fiordalisi e Stefano Rocco Fava».
Come si vede, magistrati contro magistrati. In una vicenda ancora tutta da
chiarire.